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mercoledì, 22 Maggio, 2024
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Movimento Turismo del Vino. Intervista al Presidente Nicola D’Auria

Il Movimento Turismo del Vino è un'associazione no profit che annovera circa 1000 fra le più prestigiose cantine d'Italia, selezionate sulla base di specifici requisiti. Primo fra tutti, quello della qualità dell'accoglienza enoturistica. Ne parliamo con il Presidente Nicola D'Auria.

Quanto è importante l’enoturismo in Italia? Il rilancio del Movimento Turismo del Vino torna a consacrare le opportunità legate al settore. Ne parliamo con il Presidente Nicola D’Auria.

“Movimento Turismo del Vino, associazione nata nel 1993 dall’intuizione di un gruppo di vignaioli, è oggi ente no profit – spiega Nicola D’Auria con circa 1000 cantine socie fra le più prestigiose d’Italia. Cosa ci lega? Sicuramente gli obiettivi comuni. Primo tra tutti la divulgazione della cultura del vino ai visitatori e agli appassionati attraverso un turismo slow di qualità, improntato sulla scoperta, sulla formazione e sulla conoscenza dell’attività vitivinicola. Secondo, ma non per importanza, l’obiettivo di promuovere il territorio, le strutture ricettive e il patrimonio culturale, fiori all’occhiello del nostro Paese”.

Il turismo rurale rappresenta per l’Italia una risorsa da non sottovalutare. Un Paese come il nostro, con tante coltivazioni diverse da nord a sud e paesaggi variegati, ha tantissimo da offrire al pubblico italiano e straniero. Non da meno la qualità dei prodotti, dal vino alla gastronomia locale che non si fa mancare nulla tra carni, pesce, frutta, ortaggi, vini, birre e distillati di elevata eleganza.

Nicola D’Auria, Presidente Movimento Turismo del Vino

Nicola D’Auria, 55 anni, imprenditore abruzzese nel settore distillatorio ed energetico, è un appassionato di buon vino e buon cibo. Gestisce con la famiglia la Cantina Dora Sarchese di Ortona. Da undici anni è a capo del Movimento Turismo del Vino Abruzzo e dal 2018 Presidente Nazionale del Movimento Turismo del Vino. 

Il mondo viticolo e l’enoturismo stanno uscendo da un periodo buio. Quali sono in concreto i segnali di ripresa che state osservando con la fine dell’emergenza?

Parliamo di un settore che raccoglieva numeri importanti, siamo nell’ordine di 2,65 miliardi di euro di fatturato e 15 milioni di enoturisti stimati secondo il più recente Rapporto sul Turismo del Vino pre-pandemico, numeri che esprimono lo stato dell’arte del concetto di enoturismo in Italia. Il Covid ha segnato una forte battuta d’arresto, ma per la maggioranza dei sindaci dei territori enoturistici italiani la situazione pre-pandemica è alle porte. L’idea generale è che torneremo presto ai numeri del 2019.
In questi due anni chiaramente le cose sono cambiate, i grandi numeri non sono più possibili ma per molte aziende è stata un’opportunità di miglioramento, personale e strutturale. Le cantine si sono dovute riorganizzare su piccoli gruppi di enoturisti e appuntamenti distribuiti nel tempo così da riuscire a rispettare le norme, con il positivo effetto collaterale di creare rapporti ancor più veri tra produttore ed enoturista. Le parole chiave per il rilancio del Movimento sono quindi qualità, varietà di appuntamenti, numeri ridotti e ben gestiti.
Ad oggi, seppur siamo all’inizio di una stagione di ripartenza, siamo contenti della risposta che c’è stata finora. Le persone sono tornate in vigna e tra poco arriverà il nostro momento clou: Cantine Aperte 2022 che, come già detto, celebra quest’anno la trentesima edizione. Da quanto abbiamo potuto osservare finora, percepiamo un forte interesse. In fondo questi due anni sono stati sicuramente occasione di un ritrovamento personale che ha ricalibrato le nostre abitudini e priorità, tra queste, la curiosità, la voglia di esplorare e di stare più possibile in mezzo alla natura sono tra gli elementi che secondo me ci rimarranno in eredità.

Movimento Turismo del Vino

Secondo lei l’enoturismo italiano può competere con le proposte di altri Paesi, come ad esempio Francia e California?

Agricoltura sostenibile e di qualità, cultura del buon vino e del buon cibo, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio paesaggistico e delle tradizioni, convivialità, professionalità, rispetto per le tradizioni, storie di famiglie, territori vitivinicoli straordinari, momenti di relax a contatto con la natura, vignaioli-artigiani custodi di conoscenze antiche e ineguagliabili. Sono questi i punti di forza del panorama italiano che non molti Paesi possono vantare. Noi sappiamo sicuramente come accogliere, raccontare e fidelizzare. Il nostro enoturismo ha poco da invidiare agli altri.
In questi due anni c’è stato tempo per comprendere, studiare e rimodellare il sistema enoturistico che ad oggi si è modernizzato ed è pronto ad accogliere e regalare esperienze uniche a contatto, nella maggior parte dei casi, con piccole o medie realtà famigliari. Se volessimo parlare di dati, uno studio di Bounce ha classificato l’Italia come miglior Paese al mondo per enoturismo, grazie all’immensa varietà di vitigni autoctoni e a una produzione per persona superiore alla media con una qualità davvero alta.

Si parla tanto di enoturismo e di oleoturismo in Italia. Secondo lei a che punto siamo?

Devo dire che ultimamente ci sono stati grandi passi in avanti, da pochi mesi abbiamo firmato il “Patto di Spello”. Un accordo siglato tra le quattro più importanti organizzazioni italiane che si occupano di turismo enogastronomico: Città del Vino, Città dell’Olio, Movimento Turismo del Vino, Movimento Turismo dell’Olio e Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori. Questo patto, fortemente voluto a seguito della recente emanazione della Legge sull’enoturismo e sull’oleoturismo, ha il fine di dare un contributo in termini di strategie, progettualità e idee per il futuro del settore del nostro Paese e di individuare terreni comuni tra i vari organismi alimentando un dialogo propositivo con la filiera istituzionale. Si sta innescando un processo virtuoso di elaborazione di istanze dal basso, utili a dare valore anche economico al territorio rurale. Questo ci consente di individuare terreni comuni utili a tutta la filiera agricola, per una strategia di medio e lungo termine. L’eno-oleoturismo può essere motore di sviluppo fondato su concetti base come sostenibilità, etica e salvaguardia dei paesaggi rurali con l’aiuto dell‘innovazione tecnologica, ma mantenendo l’unicità dei territori e delle vocazioni.

Quale rapporto ha l’enoturismo con gli altri segmenti turistici? In che modo si intersecano e convivono per il bene del turismo in Italia in genere?

Sicuramente il legame è molto stretto. Si provi a immaginare il turista che viene in Italia: sicuramente oltre che visitare luoghi ricchi di storia e bellezza, tra le sue prerogative avrà il mangiare e il bere ottimi prodotti locali. Quindi il mio pensiero è che il turismo enogastronomico può e deve essere un collante tra le altre forme di turismo. Chiunque viaggia deve trovare un luogo in cui consumare i propri pasti. La fortuna è che qui in Italia non si tratta solo di questo e dietro un alimento o un vino, ci sono sempre una storia, una tradizione e una genuinità di base che permette di andare oltre il solo consumo. I turisti lo sanno, lo apprezzano – spesso anche più di noi – , motivo per cui è importante incentivare un consumo responsabile e di qualità. Per concludere con un dato di rilievo, anche Google, grazie all’analisi di Google Destination Insights vede l’Italia in cima alla lista delle mete enogastronomiche con una crescita del +39% per i tour enogastronomici nel 2021 e un +30% per le visite in cantina. Le destinazioni che beneficiano maggiormente degli incrementi sono quelle dove vi è uno sviluppo armonico tra varie realtà e settori che però conservano tradizioni e culture locali.

Si dice che il vino sia cultura. Secondo Lei in che modo possiamo continuare a migliorare, culturalmente parlando, il mondo del vino?

Il vino è cultura, storia e accoglienza. Sicuramente occorre continuare a rafforzare la capacità di ospitalità nelle cantine attraverso la formazione del personale, al fine di garantire uno standard qualitativo sempre più alto. Stiamo inoltre avviando alcuni progetti che hanno come obiettivo e chiave la sostenibilità, un tema sempre più caro al Movimento Turismo del Vino. Siamo infatti fermamente convinti che il rispetto per l’ambiente e l’adesione a dettami etici e sociali adeguati siano prerogativa delle fasi di produzione, ma anche necessità doverosa da estendere al complesso di attività che si svolge in cantina. Quindi anche all’ospitalità e agli enoturisti. I nostri vignaioli sono quindi custodi consapevoli della natura e messaggeri accorti di rispetto nei suoi confronti.

Movimento Turismo del Vino

C’è qualcosa che si sentirebbe di consigliare alle cantine italiane in genere, soprattutto a quelle più piccole, per migliorare l’ospitalità e di concreto la redditività aziendale?

Il sistema Italia si fonda proprio sulle piccole realtà. Sicuramente consiglierei di puntare su quello, senza volersi adeguare a grandi strutture ma mantenendo quel clima familiare che le contraddistingue. Se vogliamo parlare di attività, le più ricercate e apprezzate sono la degustazione classica, ancor meglio se accostata ad assaggi di prodotti tipici o piatti della tradizione magari a base di prodotti dell’azienda, ma anche attività più particolari come degustazioni al tramonto, il pic-nic in vigna o, come avviene sempre più spesso, esperienze che coinvolgono nelle fasi produttive, come la vendemmia collettiva o la fase di svinatura a San Martino.
Oggi più che mai gli asset su cui puntare, non solo per migliorare la redditività aziendale, sono l’onestà, la gentilezza e l’accoglienza sincera e formativa. Elementi che permettono di far sentire gli ospiti come a casa propria, garantendogli emozioni uniche.

di Elsa Menegolli
Sommelier multimatrice & Wine Educator

Info
movimentoturismovino.it


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