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venerdì, 12 Aprile, 2024
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La finestra sul mondo

Per quanto sia complicato fare impresa in Italia, nel momento stesso in cui si registra un progetto imprenditoriale presso la camera di commercio si accede automaticamente al bonus Made in Italy. Non lo si trova in nessuno degli ultimi decreti legge a supporto delle imprese, né nel manuale per la costituzione di una società. È piuttosto una condizione naturale, un’eredità a cui ognuno di noi accede iniziando un’attività: un biglietto di prima classe per l’estero, una finestra sul mondo.

Un mondo che corre veloce, dove la tecnologia ci proietta prepotentemente nel futuro confondendo l’importanza del presente e il valore del passato, ma che è ancora legato a stereotipi culturali e a tradizioni in cui l’Italia è protagonista. La musica e la cinematografia hanno diffuso per anni e radicato nelle memorie dei popoli di tutto il pianeta una storia e uno stile di vita che, nel bene e nel male, è comunque ricco di personaggi, luoghi, colori, ricette e abiti che solo una robotizzazione globale del mondo potrebbe forse cancellare (ma ho dubbi anche su questo…).
La voglia di Italia e la ricerca di Made in Italy rappresentano una delle principali correnti dell’economia mondiale, un flusso di opportunità che scorre tutto intorno a noi, in qualunque contesto. Questo non vuol dire che lavorare con l’estero sia un obbligo, ma guardare all’estero sì: ci aiuta a capire come il mondo vede ciò che creiamo attraverso quello che io definisco l’occhio antico, ovvero come i nostri genitori percepivano un tempo l’Italia e il Made in Italy, nel suo aspetto primordiale, che è poi quello su cui si fonda la nostra eredità. La scoperta più straordinaria che si possa fare è che, mentre per noi italiani sembra allontanarsi quel senso di italianità pieno di sfumature rozze ma autentiche cui un tempo eravamo legati e che ci faceva sorridere, ci entusiasmava, ci univa, tutto questo all’estero vive e resiste nostalgicamente.

Basta affacciarsi un po’ più in là del confine nazionale per ascoltare la voce appassionata di quanti sanno dell’Italia pur non essendoci stati o di quanti raccontano dell’Italia dopo averla visitata. Non è l’Italia che trovano, ma l’Italia che cercano, l’Italia che sognano, l’Italia che tutti vorrebbero. Come nella musica. Come nei film.  

Sapere come ci guardano gli altri è tanto importante quanto conoscere gli strumenti di cui disponiamo per fare impresa. Disporre di una tale finestra sul mondo, di un canale preferenziale, che possiamo aprire in qualsiasi momento del nostro percorso, aumenta le nostre potenzialità imprenditoriali e affina le nostre capacità di valutazione di quanto ci circonda, di quanto ci è più vicino. Che avvenga all’inizio, quando è ancora tutto da pianificare; che avvenga a metà percorso, quando si diviene più coscienti dei propri mezzi; che avvenga in prossimità del traguardo… dare un’occhiata al di fuori dei nostri confini aiuta a misurare l’importanza e il valore imprenditoriale del Made in Italy e, allo stesso tempo, a riscoprire la bellezza, la forza e la fortuna di essere italiani.

di Riccardo D’Urso


 

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