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Festival della Lentezza, per riscoprire il valore del tempo

Il Festival della Lentezza torna dall’11 al 13 giugno 2021 nella splendida cornice della Reggia Ducale di Colorno, la piccola Versailles parmense. Il Festival, uno dei primi eventi che potranno svolgersi in presenza, si adatta perfettamente al periodo storico che stiamo vivendo. Un anno in cui abbiamo dovuto sospendere i frenetici ritmi quotidiani, un anno in cui tutto si è fermato. Ci siamo trovati a dover ripensare il nostro tempo e dargli un nuovo valore. Questo è l’obiettivo del Festival della Lentezza.
Nella prima edizione, anno 2015, Vinicio Capossela dichiara: “Nessun compromesso, o scorciatoia. Nessun trucco. Vogliamo fare le cose con calma”.

Festival della Lentezza Vinicio Capossela
Vinicio Capossela, foto di Pierangela Flisi

Marco Boschini, Direttore Artistico del Festival, ci porta a scoprirne la storia, l’evoluzione e la filosofia che lo muove.

L’Intervista

Direttore, cos’è il Festival della Lentezza e come nasce?
Il Festival della Lentezza è, prima di tutto, una visione. L’idea che possano esserci un tempo e uno spazio capaci di mettere al centro la persona, intesa come parte di una comunità. La qualità dei rapporti interpersonali, la qualità della vita. Al ritmo e alla velocità degli “ultimi”, per essere realmente inclusivi e sostenibili. È partito quasi per caso nel 2015, come festa del decennale dell’Associazione Comuni Virtuosi, per poi evolversi in una manifestazione culturale che ha assunto una propria fisionomia indipendente.

Quali sono gli obiettivi del Festival?
L’obiettivo “politico” di fondo è quello di mostrare il cambiamento, grazie all’esempio di decine di esperienze concrete (dei singoli, di associazioni e cooperative, di istituzioni locali, di aziende illuminate…). Di conseguenza, fare in modo che questo cambiamento sia appetibile e desiderabile, così che le persone possano poi sperimentarlo e viverlo tutti i giorni, nella propria quotidianità.

L’11, 12 e 13 giugno 2021 ci sarà la 6ª edizione. Qual è il suo filo conduttore?
Sarà la settima, anche se la sesta, nel 2020, l’abbiamo prima sospesa e poi modificata profondamente per ormai noti motivi. In questa edizione parleremo di pandemia, ma lo faremo per provare a costruire insieme l’immaginario comune di un futuro che dovrà essere necessariamente diverso. Dobbiamo progettare un cambiamento radicale e profondo. Le crisi sanitarie, climatiche e sociali che si sono combinate nella “tempesta perfetta” del Covid ci impongono niente di meno che questo.

Festival della Lentezza, Laboratorio per bambini
Laboratorio per bambini, foto di Pierangela Flisi

Cosa significa “tenere accese le stelle”, tema della nuova edizione?
Vuol dire vedere il bello che c’è nonostante tutto, riconoscerlo, dargli valore e sostenerlo, partecipando attivamente. Tutto il programma è orientato a questo, è intriso di bellezza e di forza. Ci sono ospiti più conosciuti di altri, ma ogni cosa è lì per un motivo.

Ai tempi del Covid come si potranno fruire gli eventi?
Ci sono dei vincoli e dei paletti chiari, che rispetteremo chiedendo al pubblico la massima attenzione e collaborazione. Che sono poi le cose che, responsabilmente, dobbiamo fare dall’inizio di questa tragedia: distanziamento sociale, uso della mascherina, igienizzazione delle mani.

Perché si è scelta la Reggia di Colorno come location del Festival?
Perché Colorno è uno dei quattro comuni fondatori dell’Associazione che ha dato vita al Festival, l’Associazione Comuni Virtuosi.

Reggia di Colorno
Reggia Ducale di Colorno, foto di Festival della Lentezza

La location dà rilievo a realtà di grande valore artistico e culturale, ma spesso lontane dal turismo di massa. Crede che il turismo, soprattutto dopo la pandemia, ripartirà in maniera diversa, più slow, esperienziale e domestico?
L’Italia dei borghi e delle aree interne è uno scrigno colmo di bellezza, da valorizzare evitando di ripetere gli errori del passato. Credo fortemente nel turismo di prossimità, a basso impatto ambientale e ad alto contenuto umano.

Il Festival della Lentezza è uno dei primi grandi incontri che vengono realizzati dopo le chiusure. È stato difficile programmare un evento di questa portata in questo clima di incertezza?
Molto, ma di questo non possiamo incolpare nessuno. Ci atteniamo scrupolosamente a quanto prevedono le normative e, seppur con un budget ridottissimo, riusciremo a offrire alla comunità del Festival della Lentezza una bella edizione.

Festival della Lentezza, concerto
Spettacolo musicale, foto di Pierangela Flisi

L’ultimo anno ci ha portati a stare in casa e a fermarci. Secondo lei siamo riusciti a riscoprire il valore del tempo?
Penso e spero di sì. Credo che per molte e molti nulla sarà più come prima. Dobbiamo sforzarci di insistere nel creare contaminazioni e collaborazioni, dobbiamo sperimentare e credere fortemente che il cambiamento è possibile. Sono convinto che, dopo questa emergenza, saremo in grado di dare più importanza al tempo, cambiando le nostre abitudini e le nostre priorità. Se guardo ai giovani, per molti versi è già così oggi. Sono ottimista, voglio crederci.

Quali sono le sue aspettative per questa edizione e i progetti futuri?
Sarà inevitabilmente un’edizione di passaggio, un ponte tra un prima che non sarà più e un dopo da costruire. Ci aspettiamo molte sorprese, speriamo tutte positive.

Eventi di questo tipo possono essere un traino per far ripartire il settore turistico in un’ottica diversa, slow e sostenibile?
Penso proprio di sì, non solo per il settore artistico e culturale, ma anche per l’indotto che una manifestazione di questo tipo attiva sul territorio di riferimento e sulle aree circostanti (strutture ricettive, ristorazione, guide e così via).

Laboratorio Itinere, foto di Pierangela Flisi

Un evento per riflettere sul valore del tempo, ma anche un luogo di contaminazione reciproca fatto di incontri, reading, presentazioni di libri, musica, talk, laboratori e spettacoli per grandi e piccoli. Una manifestazione in cui non ci sono barriere tra artisti e pubblico.
Il
Festival della Lentezza inizia l’11 giugno alle 18.00 con l’incontro “Corpo e anima per rinascere”. Nell’evento inaugurale il giornalista Domenico Iannacone, accompagnato dalla musica di Giulia Mazza, ripercorre quest’ultimo anno segnato dal Covid con un messaggio di speranza per un futuro da ricostruire. Il 12 giugno alle 20.30 da non perdere il talk “Se bastasse un concerto per far nascere un fiore” con i cantanti Colapesce e Dimartino: i due artisti, reduci dal successo di Sanremo, incontreranno il pubblico in un dialogo a ritroso. Il 13 giugno alle 15.00, poi, lo scrittore Matteo Bussola presenta il suo libro “Viola e il blu”. Le tre giornate sono ricche di eventi per tutti, in una cornice suggestiva che da sola merita una visita.

Il
Festival della Lentezza è un incontro culturale che ci fa riflettere sul presente per ripensare il futuro, in un’ottica di sostenibilità, turismo lento e condivisione. Sembra essere un primo passo verso un domani che abbiamo iniziato a programmare dopo la pandemia, un primo passo per far partire il mondo del turismo e degli eventi, con la consapevolezza che il tempo è qualcosa di prezioso, da valorizzare e vivere consapevolmente in armonia con la natura e il territorio che ci ospita. 

Intervista a cura di Silvia Dallafior

Festival della Lentezza
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Info e prenotazioni: festivalentezza@gmail.com



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