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sabato, 13 Luglio, 2024
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Schola Sarmenti, da antichi alberelli calici di futuro

A Nardò l’arte enologica viene coltivata ogni giorno da chi ha saputo credere in un piccolo alberello

A due passi da un vecchio binario dismesso, un tempo utilizzato per il trasporto del vino fin nel porto di Gallipoli, in un maestoso edificio di fine Ottocento, restaurato un centinaio di anni dopo, si impone all’attenzione dei più Schola Sarmenti, rinomata azienda vitivinicola del territorio neretino.
Schola ricorda un luogo del sapere e i sarmenti sono i ramoscelli della vite che, in piena tradizione locale, sono raccolti, ad esempio, per dar vita alla grande Focara di Novoli, la “festa del fuoco”, a metà gennaio, proprio nel periodo della potatura.
Nata dalla passione per la terra di due famiglie neretine, quell’amore, sbocciato fin dalla più tenera età quando per mano ai nonni i componenti della famiglia respiravano aria di vendemmia e calpestavano la rossa terra, è oggi una realtà che si impone a livello internazionale coniugando la tradizione con l’innovazione.

Le famiglie Marra e Calabrese hanno riportato allo splendore un antico simbolo dell’enologia salentina che era rimasto chiuso per più di cinquant’anni e ha visto la rinascita nel 2000. La filosofia aziendale mira a preservare la preziosa tecnica di coltura ad alberello che privilegia la qualità sulla quantità.
Come ci ricorda uno dei padroni di casa, Alessandro Calabrese, quei vitigni di Negroamaro e Primitivo hanno la particolarità di essere stati studiati fin dai tempi dei basiliani, monaci insediati in questa zona, che avevano visto in questo alberello il miglior risultato nella produzione di qualità delle uve.
L’alberello radica molto profondamente e dalle parti più basse del terreno riesce a prendere tutte le risorse importanti. Ed ecco che piccoli alberelli danno vita a frutti dal sapore raro e prezioso: vini rosati, vini rossi corposi e strutturati.
I due rosati di punta dell’azienda sono il Masserei e l’Opra. Tali vini vengono vinificati con metodo tradizionale, vale a dire che il contatto tra bucce e mosto raggiunge anche le 48 ore. Così si estrae il massimo dalle bucce, il colore ottenuto è un bel rosso corallo e il gusto è intenso: tutte caratteristiche proprie dei vini di eccellenza. Ci sono poi i Primitivi in purezza come il Critéra e il Cubardi e il Negramaro in purezza come il Roccamora, oppure i bianchi Chardonnay come il Candóra e il Fiano. Tutti vini che, nonostante le reticenze iniziali da parte del mercato – a causa, come dice Lorenzo Marra, di preconcetti legati alla Puglia per il suo vissuto storico – hanno saputo imporsi ad un pubblico internazionale: dal Far East, come Giappone e Thailandia, fino ad arrivare negli Stati Uniti, in Canada, in Messico, non tralasciando un mercato importante come l’Europa.

L’azienda seppur relativamente giovane, avendo mosso i primi passi nel 2000, ha vinto un’affascinante sfida: far conoscere il proprio brand in tutto il mondo. Ma il fascino, si sa, va di pari passo con le difficoltà. All’inizio della sua storia, in Puglia e nel Salento c’erano ben pochi vini rinomati. Per i più, il vino salentino era un vino che si prestava al taglio piuttosto che alla produzione di vini di qualità. Nelle parole di Lorenzo Marra cogliamo le note vibranti della passione per quei vitigni e per quelle uve che il sole di questa terra abbraccia contribuendo a creare vini con un’alta gradazione alcolica, anche senza il passaggio in legno.
Così come il territorio pugliese ha fatto conoscere le sue qualità e bellezze in giro per il mondo negli ultimi venti anni, la cantina Schola Sarmenti, grazie anche al sistema Puglia, ha affermato il proprio brand, rendendo i vini di bassa qualità solo un ricordo.
La viticoltura neretina, che negli anni ’70 -’80 del Novecento aveva subito un notevole calo, è stata riportata in auge anche grazie all’impegno di Schola Sarmenti con prodotti apprezzati anche per il proprio packaging, appositamente studiato per aggredire i mercati internazionali, non senza dimenticare la tradizione, compagna viva del percorso enologico di quest’azienda così apprezzata dai winelovers.

L’unione familiare, come spesso accade e come ci conferma Rosangela Marra, si è rivelata una forza vincente. L’esperienza maturata nella cantina sociale di Nardò, unitamente alle capacità imprenditoriali, hanno saputo creare la giusta forza motrice che da un centro della provincia di Lecce muove verso il mondo.

di Claudia Mele

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