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domenica, 19 Maggio, 2024
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Tesori d’Italia incontra Giorgio Andrian a Palazzo della Ragione

Il project manager della candidatura UNESCO di “Padova Urbs picta” racconta della trasformazione di una passione personale a tesoro universale

Durante la nostra giornata a Padova, in occasione del TdI-Tour Veneto 2018, abbiamo avuto il piacere di visitare Palazzo della Ragione, cuore pulsante di Padova, della sua storia passata e della sua quotidianità.
Già salendo le scale che dalla piazza conducono fino alla loggia del palazzo, il nostro sguardo si è perso ad ammirare le splendide pitture delle volte e la balaustra marmorea. Qui, in cima alla scalinata, abbiamo incontrato Giorgio Andrian, project manager della candidatura UNESCO di “Padova Urbs picta, che propone il riconoscimento dello status di Patrimonio Mondiale dell’Umanità a otto siti monumentali padovani che custodiscono cicli affrescati del XIV secolo, tra i quali anche Palazzo della Ragione.

Con Giorgio a farci da guida siamo entrati all’interno della grande sala, il Salone appunto, del Palazzo, dove siamo stati travolti dallo stupore che deriva da un’esperienza unica. La grande sala voltata a carena di nave e ricoperta interamente da affreschi sulle pareti è un magistrale capolavoro di architettura e pittura veneta del Medioevo. Gli affreschi, che rappresentano la parte di maggiore interesse per “Padova Urbs picta”, sono di due periodi differenti: alcuni, che sono direttamente riguardati dalla candidatura, risalgono al XIV secolo e sono di scuola giottesca; altri, la maggior parte, sono del XV secolo e sono stati eseguiti dopo il grave incendio che, all’inizio del ’400, devastò il palazzo.
Abbiamo chiesto a Giorgio di come sia nata l’idea della candidatura a Patrimonio Mondiale UNESCO di “Padova Urbs Picta” e lui ha risposto con una bellissima immagine, dicendo: «Fin da piccolo, come tutti i padovani, andavo con mia nonna a vedere gli affreschi di Padova, soprattutto quelli di Giotto, non li capivo e quindi nella mia vita sono tornato più volte a visitarli, avvertendo ogni volta un senso di soddisfazione interiore e di arricchimento culturale unico. Ogni volta era, per me, come scoprire un tesoro e ho capito anche che questa sensazione non era solo mia, ma poteva essere universale».

«La candidatura a Patrimonio Mondiale dell’Umanità dei cicli affrescati di Padova del Trecento – continua Giorgio – non è stata facile. Già alla fine degli anni ’90 c’erano stati piccoli passi in tal senso nei confronti della sola Cappella degli Scrovegni, ma la cosa rimase ferma almeno fino al 2010 quando sono tornati il desiderio e il bisogno di entrare a far parte di questo importante riconoscimento con tutti gli otto cicli. Ufficialmente, il processo è partito nel 2014 e dopo una fase di attento studio per la creazione di un accurato report descrittivo dei siti da candidare, si sta procedendo ora a creare un piano di gestione per il sostentamento attivo futuro di questi siti, grazie ad azioni integrate tra vari soggetti della società. Si è fatta, insomma, un po’ di “ingegneria sociale”».
Naturalmente una candidatura del genere non è un beneficio per pochi, ma rappresenta un grande vanto per tutta la città. «Inizialmente – racconta Giorgio – in pochi credevano in questo progetto, ma col tempo esso è diventato un po’ un “tormentone” a Padova. Tutti vogliono fare la loro parte. Noi, dalla nostra, abbiamo messo insieme tante persone, soprattutto giovani professionisti, che ci hanno fornito nuovi e più stimolanti strumenti per un’interazione del pubblico con i siti molto più interattiva e partecipata, superando le modalità classiche di visita passiva».

Noi di Tesori d’Italia Magazine siamo felici di aver avuto l’onore di conoscere Giorgio Andrian e di scambiare con lui pensieri ed emozioni evocati dal luogo del nostro incontro.
Padova, che ci ha incantati con i suoi scorci e la sua magnifica arte, ci è apparsa così luminosa, animata di vita, grazie anche alla passione con cui persone come Giorgio Andrian si spendono perché la città sia conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

-di Angelo Bartuccio

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