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Palazzo Butera, un progetto di innovazione socioculturale per Palermo

Palazzo Butera è uno dei più grandi e importanti palazzi nobiliari della Kalsa, nel centro storico di Palermo, quartiere simbolo della stratificazione storica e culturale della città. Il palazzo è stato costruito a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo per volontà dei Branciforte, principi di Butera, tra le più ricche e potenti famiglie nobiliari dell’epoca. Negli anni è stato ristrutturato e decorato dai più grandi architetti e artisti locali del periodo, tra cui Giacomo Amato e Gioacchino Martorana e, più tardi, Elia Interguglielmi. Nel secolo scorso, dopo che – dal primo dopoguerra fino ai primi anni ’80 – l’immobile divenne sede di un Assessorato Regionale e poi scuola superiore per il turismo, è stato ripreso in gestione dai proprietari, eredi della famiglia Branciforte, e per trent’anni usato per fiere, convegni e come sala ricevimenti.
Nel 2016 Massimo Valsecchi e Francesca Frua De Angeli, entrambi collezionisti, decisero di trasferirsi da Milano a Palermo e investire i propri capitali per acquistare gli oltre 8000 m2 del palazzo. Obiettivo: metterlo al centro di un progetto culturale e sociale per la promozione del quartiere e delle risorse del capoluogo siciliano. I nuovi proprietari hanno finanziato il restauro integrale dell’immobile, per farne un centro museale per l’arte contemporanea, dove esporre la propria collezione privata (una delle più importanti e vaste in Europa), creata in cinquant’anni di passione. Collezione che comprende dai dipinti antichi alle porcellane monocrome, dall’arte contemporanea alla fragilità dei vetri, dagli acquerelli orientalisti o sul paesaggio italiano al design inglese dell’epoca della Rivoluzione industriale. Non solo un museo, ma anche un laboratorio aperto alla città, in cui l’arte, la cultura e la scienza possano essere catalizzatori di sviluppo sociale pensato specificatamente per il quartiere.

L’Intervista

Qual è il senso profondo di Palazzo Butera oggi?
Questo è un progetto fatto per questo quartiere come modello – ci spiega Massimo Valsecchi – perché la Kalsa è un quartiere che racchiude tutto: c’è ancora il principe Lanza Tomasi che vive nel suo (omonimo) palazzo, e c’è ancora una grande parte di degrado sociale, che non è presente solo allo Zen o a Brancaccio, cioè nelle zone più periferiche, ma anche nel centro storico della città. In certe zone del quartiere il tempo sembra essersi fermato a vent’anni fa. Quello che manca è un coinvolgimento della parte produttiva, che è proprio uno degli obiettivi del nostro progetto. Noi abbiamo chiesto che sulle centoventi persone che avrebbero dovuto lavorare al cantiere di restauro almeno un 10% fosse della Kalsa. Questo è stato un punto molto importante: coinvolgere il quartiere e le persone che vi abitano, come manovali, fabbri e falegnami, che in questi anni hanno migliorato le proprie competenze, visto che il cantiere per il quale hanno lavorato non era un cantiere qualunque, ma un’opera di restauro e di trasformazione di un palazzo così importante per il quartiere stesso. L’idea è che arti e mestieri possano diventare il punto di innovazione sociale, una possibilità di futuro, proprio perché alla Kalsa di palazzi come Palazzo Butera ce ne sono tanti, di proprietà del Comune, della regione, della Curia, di privati, etc. Forse c’è una possibilità, una speranza, forse il dialogo estremamente positivo che abbiamo avuto con la Sovrintendenza, che normalmente è uno degli ostacoli principali per opere di questo tipo, è un sintomo di fiducia.

Palazzo Butera - Tesori d'Italia

Nel 2018, in occasione di Manifesta 12, la biennale itinerante di arte contemporanea di cui vi abbiamo raccontato, c’è stata una parziale riapertura a cantiere aperto del palazzo, che aveva ospitato le opere di alcuni artisti, risultando uno dei luoghi più visitati della manifestazione.
Sabato 29 maggio 2021 Palazzo Butera ha ufficialmente riaperto i suoi saloni al pubblico, che ha finalmente avuto modo di visitare le stanze ristrutturate e la collezione, in uno spazio in cui l’arte e l’architettura settecentesca si armonizzano con l’arte contemporanea, per raccontare la storia europea degli ultimi trecento anni.

Cosa prevede il progetto?
Noi per adesso abbiamo restaurato e trasformato questo palazzo riempiendo alcune lacune della città di Palermo, che difetta di spazi dedicati all’arte contemporanea e alle arti decorative. Qui a palazzo ci sono acquarelli inglesi, c’è la storia della porcellana, della ceramica, dei vetri, dell’Arts and Crafts. Ci sono una quantità di piccole informazioni che fanno capire per esempio da dove deriva l’arte di Ernesto Basile, alla fine di un lunghissimo percorso portato avanti da architetti nati nel ‘700 e vissuti nel periodo di due grandi rivoluzioni mondiali, quella francese e quella industriale, che proiettano il mondo antico nel mondo contemporaneo. Palazzo Butera si inserisce come un grande contenitore in dialogo con i musei stranieri, con i quali continueremo a scambiarci opere d’arte: 650 oggetti dell’attuale collezione del palazzo si trovavano in musei stranieri e probabilmente altri scambi verranno fatti in futuro, in modo che l’arte possa circolare liberamente nel mondo. I membri delle istituzioni culturali mondiali (Istituto Svizzero, l’Istituto Francese, il Goethe Institut, etc.) potranno venire a Palermo per un periodo di tempo a studiare ed essere ospiti della foresteria, che sarà aperta ai vincitori di concorsi internazionali che i vari istituti promuoveranno nei loro Paesi, sia come residenza artistica, che come punto di appoggio per le proprie ricerche.

Un punto di riferimento per il mondo della ricerca internazionale, nell’ambito dei beni culturali e dell’arte in generale, ma anche in collaborazione con le realtà locali.
Il progetto nasce in collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo e per la città. Io continuo a mettere lo Steri (NdR sede amministrativa dell’ateneo palermitano) come il vero centro di questa specie di progetto perché è il palazzo più importante del quartiere. Il centro storico di Palermo ha in una delle estremità del suo asse principale (via Vittorio Emanuele o Cassaro) una sorta di centro culturale formato da Porta Nuova, Palazzo dei Normanni, la Cattedrale, etc. All’altra estremità si trova Porta Felice che costituisce un unicum monumentale assolutamente straordinario con l’Orto Botanico, Palazzo Jung, lo Spasimo, l’Oratorio dei Bianchi, l’Archivio di Stato, Palazzo Abatellis e lo Steri. Palazzo Butera non è altro che la porta di ingresso dal mare, che vuole bucare a 400 anni di distanza questo muro di separazione tra il centro storico e il mare stesso. C’è un grande progetto a lungo termine, che si è già concretizzato con Manifesta12 a Palermo nel 2018, in cui l’arte contemporanea vuole essere un catalizzatore di possibilità. Un progetto lungo e complicato, che si continua ad evolvere nel tempo, che cerca sempre collaborazioni nuove, che mette al centro Palazzo Chiaramonte – Steri. Un progetto nato nel quartiere della Kalsa per la varietà e la diversità dei suoi luoghi di interesse, dalla natura dell’Orto Botanico, all’arte moderna della Galleria d’Arte Moderna, ma aperto a collaborazioni anche con realtà che non risiedono nel quartiere, come il Museo Archeologico Regionale Antonio Salinas.

Palazzo Butera - Intervista TDI

Un progetto che leggenda vuole sia nato quando Massimo Valsecchi decise di vendere un dipinto della sua collezione, il “Versammlung” di Gerhard Richter, per venti milioni di euro, per finanziare l’acquisto e l’opera di restauro del palazzo. Un progetto ambizioso, nato per volontà di una coppia di privati, che hanno deciso di investire i propri capitali e la propria passione in una città a loro estranea, ma ricca di storia, di cultura, di arte. Un altro luogo incantato da visitare in una delle città più affascinanti di tutto il Mediterraneo.   

di Giuseppe Mazzola
di Giuseppe Mazzola

Palazzo Butera
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