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sabato, 13 Luglio, 2024
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Antonio Vandoni, una storia di passione per la musica italiana

“Sono legato alle persone più che ai fatti. Nella mia carriera ho sempre cercato di distinguere con chi avessi a che fare e non per chi lavorassi. Le aziende sono fatte di persone ed è con loro che mi sono rapportato a prescindere dai titoli e dalle scale gerarchiche”.
Direttore Artistico di Radio Italia e Radio Italia TV, da più di trent’anni punto di riferimento nel mondo della radio e della musica italiana, Antonio Vandoni ci conquista con la sua spontaneità e la sua passione. Possiamo definirlo come il motore di quella parte preziosissima del nostro Paese che non vediamo, ma che ci scorre naturalmente nelle vene perché la ascoltiamo ogni giorno, ovunque: la musica. Un professionista competente e lungimirante che lavora da anni con grandi artisti nazionali e internazionali; non si limita a far cantare l’Italia, ma genera valore, crea sinergie, conquista il pubblico gestendo gli equilibri del complesso mondo musicale. Una di quelle persone di rara qualità che, anche quando ritrovi dopo anni, presenta nel tono della voce come negli occhi la stessa luce del primo giorno. Un esempio di continuità, creatività e passione per il proprio lavoro che fanno dell’Italia il patrimonio inestimabile di Tesori che il mondo intero ci invidia.
di Riccardo D’Urso

L’Intervista

Come ti sei avvicinato al mondo della musica e come sei arrivato a diventare il Direttore Artistico di Radio Italia?
Già quando ero ragazzino, verso i 15-16 anni, mettevo su i dischi in radio. Eravamo in pochi a fare questa attività ma è da lì che è nata la mia passione.
Sono stato fortunato perché da quel momento in poi ho lavorato in radio sempre più importanti e la mia passione si è trasformata in lavoro: da Dischi Ricordi fino a BMG Ariola, ho lavorato 12 anni in discografia occupandomi della promozione discografica. Infine, mi hanno offerto la Direzione Artistica di Radio Italia e ho accettato: da cosa è nata cosa.

Come sono stati i primi tempi da Direttore Artistico in Radio Italia?
Quando sono entrato in Radio Italia avevo già alle spalle 12 anni di esperienza nel settore promozionale e conoscevo l’editore, Mario Volanti, un uomo di cuore e di passione, la stessa che avevo io. La passione è il motore di tutto e dopo trent’anni di carriera non si è affievolita.
Quello della radio non è un lavoro come un altro, non lo insegna nessuna scuola né nessun libro. Si impara con passione e solo lavorando, esperienza dopo esperienza, sul campo. Ogni giornata non è mai uguale a un’altra, e ti insegna qualcosa in uno scambio reciproco e continuo.

Come si mantiene viva la passione per il proprio lavoro dopo più di trent’anni di carriera?
Sono sempre grato verso tutti quelli che mi hanno dato la possibilità di esprimere me stesso e la mia creatività. E mi aggiorno sempre nel settore. La musica per sua natura necessita di aggiornamento continuo: ogni artista, e ogni disco dello stesso artista, dà emozioni diverse, ed è importante attingere a quelle che sono le nuove tendenze, rimanere in ascolto, esplorare il panorama immenso della musica italiana e internazionale.
Alla base di tutto c’è la voglia di nutrirsi di musica. Cerco di trasferire le mie emozioni in radio ed è stupendo avere un riscontro così importante nel mio lavoro.

Ascoltare e potersi ritrovare nelle parole di una canzone è un privilegio, il rapporto del pubblico con la radio, oggi, com’è?
Il pubblico è alla base del nostro lavoro, questo vuol dire essere al suo servizio.
Il bello di ciò che faccio è anche l’aver imparato in trent’anni di carriera a saper scindere la mente dal mio gusto personale rispetto a quelle che sono le aspettative di un pubblico.
In radio ci aggiorniamo di continuo sulle classifiche di vendita, le visualizzazioni sugli streaming, sugli ascolti veri che scelgono gli spettatori.
Ciò che proponiamo deve essere il meglio a loro dovuto e oggi, grazie alla tecnologia, abbiamo un riscontro più diretto che ci ha permesso di creare legami più stretti e costanti con i nostri ascoltatori.

Radio Italia rappresenta una pietra miliare della cultura musicale italiana, in che modo ha dato il suo contributo nella formazione dell’identità nazionale?
Il nostro editore già 38 anni fa aveva deciso e fondato una radio solo in lingua italiana in un periodo dove andava solo musica straniera. All’epoca l’idea poteva essere considerata folle: andare contro quello che si pensava fosse il gusto della gente! Eppure fu proprio quella un’intuizione vincente. C’era un’esigenza di ascoltare la musica italiana. C’era la voglia di ascoltare, capire e condividere i testi delle canzoni. Ed è ancora così.

La musica è un collante potentissimo e unisce le persone in ogni angolo del mondo, come è vista all’estero Radio Italia?
Grazie al satellite e allo streaming riusciamo ad arrivare ovunque nel mondo perché c’è una grandissima richiesta di musica italiana e non solo da parte degli oriundi. Non è soltanto un’esigenza malinconica e nostalgica, ma è un’esigenza culturale da parte anche degli stranieri.
C’è un rispetto incredibile nei confronti della musica italiana e dei testi delle nostre canzoni.
Con Radio Italia siamo arrivati in Cina, durante le olimpiadi del 2008, in Sud Africa, durante i mondiali di calcio, in Brasile, in Nord America, dal Canada a New York fino a Malta proponendo solo musica italiana proprio perché c’è questo amore nei confronti della musica e della melodia italiana.
A tal proposito c’è un aneddoto che vorrei condividere: qualche tempo fa, in vista di un progetto che poi non si è portato avanti per motivi commerciali, io e il mio editore siamo stati ospiti del principe di Dubai, il quale desiderava aprire in FM a Dubai Radio Italia. In quell’occasione ci ha accolto cantando Pavarotti! La melodia e la sonorità della lingua italiana rapiscono.

C’è un ricordo della tua carriera a cui sei particolarmente legato?
Sono legato alle persone più che ai fatti. Nella mia carriera ho sempre cercato di distinguere con chi avessi a che fare e non per chi lavorassi. Le aziende sono fatte di persone ed è con loro che mi sono rapportato a prescindere dai titoli e dalle scale gerarchiche.
Ho incontrato tantissime persone, dagli artisti più famosi a quelli meno conosciuti, lavorando per loro o con loro. È sempre stato uno scambio culturale con belle persone.
È attraverso i testi delle loro canzoni che mi sono fatto una cultura, attraverso le loro parole che ho imparato tanto.

Il proprio lavoro rispecchia il proprio essere dentro il mondo, in che modo hai vissuto il tuo rapporto con gli artisti e cosa hai imparato?
Considero l’artista l’esposizione massima dell’essere umano, con tutte le sue fragilità, i limiti, le paure. E nell’artista tutto questo è decuplicato, poiché è d’obbligo affrontare il pubblico, il successo, l’incertezza. L’artista non può mai dire di essere “arrivato”, è tutto in continuo divenire. E questa consapevolezza è stata per me esperienza di vita, di quella cosiddetta “normale”, dove non ci si deve preoccupare degli ascolti, dei numeri, del successo.
Non ho mai mitizzato gli artisti, in un certo senso li invidio, perché vivono in un loro mondo.  Nello stesso tempo li guardo da lontano, con rispetto, mantenendo le distanze.
Mi piace lavorare al massimo dei limiti, il rischio è la scommessa di ogni giorno, l’imprevedibilità. Per questo mi ritengo fortunato.

Un’ultima domanda, quella di rito: cos’è per te un Tesoro d’Italia?
Tesoro d’Italia è ciò che abbiamo dentro noi italiani, che veramente è unico. Non voglio fare il moralista e lo scontato, ma anche e soprattutto in questi mesi di pandemia abbiamo dimostrato al mondo quanto siamo interiormente importanti e lo abbiamo dimostrato innanzitutto a noi stessi, nel riappropriarci dei valori veri della vita, e adesso sappiamo come fruirne.In più abbiamo dimostrato al mondo che il nostro Tesoro d’Italia è unico: sappiamo come rialzarci in piedi, come aiutarci tra di noi, e sappiamo riconoscere la differenza fra ciò che è effimero e ciò che non lo è. E questo è merito anche della nostra cultura, che è fatta di letterati, artisti, pensatori che hanno sempre saputo riconoscere la vita vera. Questo è il nostro Tesoro d’Italia: sappiamo cos’è la vita vera.
Mi auguro sempre per il resto della mia vita di poter esprimere questi valori portandoli sempre fuori di me, verso chi mi sta vicino e in ogni angolo del mondo, perché sono certo che di questi bei valori come ce ne nutriamo noi se ne potranno nutrire pure gli altri.

Intervista a cura di Valentina Alfarano

Chi è Antonio Vandoni
Antonio Vandoni è il Direttore Artistico musicale di Radio Italia Solo Musica Italiana e Radio Italia TV.
La sua carriera discografica inizia nel 1989 come responsabile della promozione radiofonica e televisiva, locale e internazionale per la Dischi Ricordi. In seguito è responsabile della promozione radiofonica e televisiva locale per la BMG Ariola.
Fino al 2010 è responsabile dei Rapporti con le Case Discografiche per Radio Italia Solo Musica Italiana e Video Italia e dal 2002 al 2010 è membro della giuria del Premio Videoclip Indipendente del Meeting delle Etichette Indipendenti M.E.I.
È stato ospite come opinionista musicale al Festival di Sanremo (Rai 1) nel 2005, ad Amici (Canale 5) e a X Factor (Rai 2) nel 2008, 2009 e nel 2010.
Dal 2011 è giudice alle Targhe Tenco. Nel novembre 2011 è stato docente al Master della Comunicazione musicale all’Università Cattolica di Milano; dallo stesso anno, e continua ancora oggi, è docente ad Area Sanremo che determina i 2 Giovani partecipanti del successivo Festival di Sanremo.
Nel 2012 ha curato l’Area Musica Italiana nel sito www.affaritaliani.it con sezioni dedicate alla musica live, recensioni, interviste, classifiche, news, etc. ed è stato Direttore Artistico del Festival di Musica Italiana che si è svolto al Teatro Christ The King Center Middle Village di New York.
Dal 2012 è anche giurato per i finalisti di Superstage del M.E.I a Faenza e da settembre dello stesso anno fa parte dell’autorevole panelist di Usong, portale nato per individuare nuovi autori e artisti e nuove canzoni da proporre agli addetti ai lavori della discografia italiana e internazionale.
Da marzo ad agosto 2013 ha collaborato con il portale libero.it con una sua rubrica musicale.
Dal 2016 ad oggi è membro della commissione Artistica di Area Sanremo. L’11 settembre 2016 e il 10 settembre 2017 è stato Direttore Artistico del Festival di Musica Italiana che si è svolto al Teatro Master Millenium di New York. Da ottobre 2016 al 2017 è stato il direttore Artistico del Memo Music Club, il più importante locale di musica live a Milano.
Per il Festival di Sanremo Giovani 2019, che si è svolto il 20 e 21 Dicembre 2018 in diretta su Rai 1, è stato nominato Presidente della Commissione di Area Sanremo. L’8 Febbraio 2019 è stato ospite del “Dopo Festival” a Sanremo, in onda su RAI 1.

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