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lunedì, 24 Giugno, 2024
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L’Italia e le dinamiche del cambiamento

Per quanto non interessi ancora tutte le zone geografiche del pianeta e tutti i suoi abitanti, dobbiamo accettare il fatto che il mondo sta cambiando e che lo fa anche molto rapidamente. Il cambiamento, dovuto a uno sviluppo purtroppo frenetico e incontrollato della tecnologia, investe quasi ogni sfera del quotidiano (come dello stesso immaginario umano), ma riguarda principalmente due aspetti: il clima e le dinamiche globali del lavoro. Due temi verso i quali dovremmo dimostrare tutti particolare sensibilità e responsabilità poiché dipendono, in gran parte, proprio dal nostro modo di affrontarli e di rapportarli al tempo in cui viviamo. Questo comporta la necessità, da un lato, di conoscerli, dall’altro, di inserirci nel loro processo evolutivo o involutivo che sia, per la nostra sopravvivenza e di quella del pianeta.
Ma così come per il clima non facciamo abbastanza per capire cosa davvero stia accadendo e restiamo piuttosto in attesa di notizie, avendo inconsciamente delegato la salvezza del mondo a qualcun altro, così per il lavoro non seguiamo le reali dinamiche del mutamento e restiamo legati a modi di pensare e di agire purtroppo non più compatibili, come le vecchie applicazioni dei cellulari. Il mondo ci sta dicendo qualcosa o, per essere precisi, siamo noi che ci stiamo avvisando attraverso il mondo: il clima dipende da noi e noi dipendiamo da noi stessi. Le nuove regole sono queste e se non sono ancora entrate del tutto in vigore lo saranno presto. Il clima cambierà e occorrerà attrezzarsi. I lavori cambieranno – molti scompariranno – e bisognerà essere preparati, professionalmente e psicologicamente, per poter sopravvivere all’evoluzione genetica e culturale dei nostri simili.
L’Italia, anche da questo punto di vista, ci offre una grande opportunità, una sorta di bonus millenario che spetta a tutti gli italiani, una base da cui poter ricostruire il nostro modo di concepire il lavoro e il nostro ruolo sul pianeta: la storia e la collocazione geografica del nostro Paese.
Possiamo ancora essere noi a determinare la trasformazione e possiamo farlo anche solo fermando il tempo e gestendo il cambiamento stesso: così, mentre si costruiscono grattacieli di vetro nelle grandi metropoli, noi ristrutturiamo antiche masserie e vecchi casali abbandonati. Mentre si organizzano piantagioni sulle stazioni lunari, noi puntiamo sulle vere coltivazioni biologiche nelle aree ancora poco sfruttate del nostro bellissimo territorio. Mentre i Grandi del Pianeta sottoscrivono accordi che non riescono a rispettare, noi ci concentriamo sulla raccolta differenziata – così come stiamo facendo – e cerchiamo di capire come rendere il nostro Paese un luogo migliore. Mentre molti lavori scompaiono, noi riprendiamo e rilanciamo le tradizioni artigianali delle centinaia di piccoli paesi che disegnano l’Italia dalle Alpi alla Sicilia. Sviluppando una nuova etica del turismo e un’adeguata logistica a supporto possiamo divenire meta e non oggetto del cambiamento.
Smettiamo dunque di concentraci sulle offerte di lavoro e capiamo piuttosto cosa offre realmente il nostro Paese. Mettiamo in secondo piano le richieste di occupazione all’estero e concentriamoci su come portare il Made in Italy nel mondo cercando l’equilibrio tra la comprensione delle dinamiche del cambiamento e la capacità di adattarlo all’impiego del nostro patrimonio nazionale. È vero, il mondo sta mutando, ma è tempo di far capire agli italiani che più questo avviene più la nostra terra, il nostro mare, il nostro stesso spazio assumono un valore e un significato ogni giorno più importante, per la nostra presenza e per tutto ciò che vi si produce.

– di Riccardo D’Urso

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