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Un uomo, una barca, una visione divenuta nuova prassi sociale

La straordinaria storia di Fabio Grasso e della Santa Rita Boat, ex peschereccio della droga divenuto spazio di condivisione e formazione

Fabio è sempre stato animato dalla passione per il mare, fin da adolescente lavora nei lidi e nelle prestigiose strutture balneari della sua Catania; sceglie la carriera militare, diventa istruttore dell’esercito alla scuola sottufficiali, per poi approdare alla Guardia di Finanza. Il suo percorso lo porta ad attraversare il paese da Cassino a Pinerolo, passando per Verona, Pisa, Manfredonia, Viterbo, fino ad arrivare a Napoli, città dove ha scelto di mettere radici.

Fabio, cosa ti ha spinto a dar vita a un progetto sociale?
Nel 2004 sono arrivato a Napoli, come finanziere ho lavorato nei quartieri più emarginati della città e ho percepito una gran diffidenza da parte dei giovani nei confronti dei militari, degli uomini in divisa. Questa esperienza mi ha fatto capire che era necessario tendere la mano a questi ragazzi, quindi nel 2007 ho fondato l’ASGAM – Associazione Giovani Amici del Mare per far conoscere il mare agli ‘scugnizzi’ di Napoli. Come ASGAM abbiamo lavorato con i ragazzi di San Giovanni a Teduccio, dei quartieri Arenaccia e Sanità, portandoli a conoscere il mare e a fare snorkelling.

Hai visto compiersi delle trasformazioni nei giovani partecipanti?
Sì, insieme abbiamo riscoperto il mare come spazio di cura, di apertura e di fiducia. Nel tempo, abbiamo riscontrato che questa si è rivelata un’esperienza determinante per le loro vite. All’inizio i ragazzi mi conoscevano solo come Fabio e non come militare… quando hanno saputo, hanno capito che un uomo in divisa può essere anche un amico e questo ha trasformato la loro visione. Per me un risultato straordinario!

Come nasce la storia della Santa Rita Boat?
Nasce da ventuno domande inviate alle sedi regionali dell’Agenzia del Demanio, beni confiscati e sequestrati. La sede di Bari ci risponde e ci propone di affidarci un peschereccio sequestrato per traffico di droga. Decidiamo di prenderlo, andiamo a ritirarlo a Lecce e, dopo sette giorni di navigazione, raggiungiamo Napoli. Dopo sei mesi di lavoro intenso, il 19 novembre 2009 abbiamo inaugurato ufficialmente la Santa Rita Boat.

Quali sono le attività principali della Santa Rita Boat?
Abbiamo due filoni, quello sociale e quello commerciale. Dal 2010 collaboriamo con il carcere minorile di Nisida e con il Tribunale dei Minori di Napoli – area penale, lavoriamo con i minori a rischio proponendo attività di pescaturismo e avviamento ai mestieri del mare. Parallelamente, ci dedichiamo ad iniziative specifiche per i ragazzi disabili, abbiamo dotato la barca di pedana idraulica e l’abbiamo resa accessibile a tutti i tipi di disabilità. Inoltre, lavoriamo con diversi istituti scolastici per progetti di alternanza scuola-lavoro. Abbiamo stretto diverse partnership con realtà sociali della città perché fare rete è un elemento indispensabile. Per rendere il progetto sostenibile e per generare possibilità di inserimento nel mondo del lavoro per i giovani che formiamo, abbiamo sviluppato una serie di attività commerciali quali ristorazione a bordo, corsi di cucina in barca, noleggio per tour guidati, ristorazione ambulante in mare, corsi di pesca e mestieri del mare. 

Quali sono i doni più preziosi di questa avventura?
Lo stupore che vediamo nascere negli occhi delle persone quando raccontiamo la storia della Santa Rita Boat, il desiderio di partecipazione e le trasformazioni che abbiamo visto compiersi nei giovani, la consapevolezza di lavorare per creare una bella goccia nel mare e per valorizzare il posto in cui viviamo, i momenti magici di condivisione nel golfo di Napoli, quello stare insieme che ti cambia la vita.

Quali sono i vostri programmi per i prossimi tre anni?
Continuare a fare quello che facciamo e farlo sempre meglio.

Il tuo motto?
Mollare mai!

di Alessandra Magnacca

Le foto sono state fornite dalla ASGAM Onlus

Pagina fb : @SantaRitaRistoBoat

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