23.8 C
Napoli
martedì, 28 Maggio, 2024
HomeTURISMO E CULTURA"Guernica icona di pace", dal cartone all'arazzo

“Guernica icona di pace”, dal cartone all’arazzo

A Pieve di Cento una mostra che racconta la collaborazione tra Pablo Picasso, il mecenate Nelson Rockefeller e l’artista della tessitura Jacqueline de la Baume Dürrbach.

Dopo l’anteprima al Senato, arriva dal 14 gennaio al 28 febbraio al Magi’900 a Pieve di Cento (Bologna) la mostra “Guernica icona di pace” dedicata al cartone raffigurante l’opera capolavoro di Pablo Picasso da cui è nato l’arazzo esposto all’ingresso della sala del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’idea espositiva parte dalla ricerca della curatrice, Serena Baccaglini, che scoprì la collaborazione a tre, tra Pablo Picasso, Nelson Rockefeller, uno dei più grandi mecenati del Novecento, e l’artista Jacqueline de la Baume Dürrbach, che ricreò il dipinto di Guernica mediante l’antica arte della tessitura.

Jacqueline de la Baume Dürrbach a Saint Remy davanti all’arazzo

Per comprendere la portata di questa vicenda occorre partire dalla storia dell’olio di Guernica, oggi al Museo Reina Sofia di Madrid. Guernica è il nome di una cittadina basca dal triste primato: fu, in assoluto, la prima città al mondo a subire un bombardamento aereo, la sera del 26 aprile 1937, ad opera dell’aviazione militare tedesca, che si abbatté sulla popolazione civile uccidendo soprattutto donne e bambini. Quando la notizia si diffuse, Picasso, impegnato alla realizzazione di un’opera che rappresentasse la Spagna all’Esposizione Universale di Parigi, decise di realizzare un quadro che denunciasse l’atrocità di quel bombardamento e l’opera, di notevoli dimensioni (metri 3,5 x 8), fu realizzata in soli 33 giorni, preceduta da un’intensa fase di studio, testimoniata da ben 45 schizzi preparatori che Picasso ci ha lasciato.

L’opera ebbe un successo immediato e fu richiesta in numerose esposizioni internazionali per il suo messaggio morale e civile universale. Anni dopo Nelson A. Rockefeller – esponente dell’omonima famiglia di petrolieri, governatore dello Stato di New York dal 1959 al 1973 e vicepresidente degli Stati Uniti nel 1974 con l’amministrazione Ford – chiese di poter acquistare l’arazzo che la riproduce, realizzato da Picasso grazie a Jacqueline de la Baume Dürrbach, l’artista francese capace di tessere un dipinto. Oggi l’archivio Rockefeller di New York contiene memoria di quel lungo accordo tra i tre protagonisti, durato diciotto anni, dal 1955 al 1973. Dall’archivio emergono documenti che informano sulle modalità tecniche scelte per realizzare l’opera, fatta sotto la supervisione e direzione di Picasso, che scelse personalmente le undici tonalità cromatiche utilizzate per l’arazzo, rendendolo in questo diverso rispetto al dipinto, creato in bianco e nero per rievocare le immagini riportate nelle foto monocrome dei quotidiani di Parigi.

Jacqueline de la Baume Dürrbach e Pablo Picasso

 Questa prima esperienza favorì poi la nascita di una collezione unica, in cui ventisei opere dell’artista spagnolo vennero trasformate in arazzi «per poter portare la bellezza alla gente», secondo l’espressione usata da Rockefeller per descrivere il progetto. Picasso, infatti, apprezzò a tal punto il complesso lavoro della Dürrbach di trasformazione delle sue opere in arazzi, da fargli in seguito dire, a proposito del dipinto Déjuner sur l’herbe, che il «lavoro compiuto da Jacqueline era di gran lunga superiore al suo».

Quando Rockefeller, nel 1974, assunse la carica di vicepresidente degli Stati Uniti, gli arazzi furono portati nella sua residenza di Kykuit nello Stato di New York e, nel 1985, la moglie Happy, sei anni dopo la sua morte, decise di consegnare l’arazzo di Guernicaalle Nazioni Uniti perché il forte messaggio iconico evocativo sull’orrore della guerra potesse essere continuo e costante. Il cartone, di proprietà della famiglia Dürrbach – dopo l’esposizione a Praga (2011-12), a San Paolo in Brasile (2014) e a Wròclaw (2014) – viene esposto per la prima volta in Italia non solo per l’alto valore artistico ma anche per l’indubbio tributo universale che il dipinto offre alla democrazia e alla libertà, fondamenti della vera pace che nasce e fruttifica grazie all’impegno politico e sociale contro i conflitti.

info:
Museo MAGI : sito web

ARTICOLI CORRELATI

PIÙ LETTI