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lunedì, 20 Maggio, 2024
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Il “pastore di api” racconta il miele d’Abruzzo

Giuseppe Falcone è il produttore di uno squisito miele di montagna alle pendici della Majella orientale

A Colledimacine, paese abruzzese di 190 abitanti alle pendici della Majella, si trova il laboratorio di GLAM Apicoltura. Giuseppe Falcone, il proprietario, ci racconta le caratteristiche del suo miele di montagna tra brillanti barattoli dal dolce contenuto.
L’attività GLAM Apicoltura nasce ufficialmente nel 2014, quasi per caso, quando, sistemando la soffitta, Giuseppe ritrova dei vecchi attrezzi di suo padre e suo nonno, apicoltori, e decide di rispolverare l’antica passione di famiglia. In questi luoghi, tra declivi a ottocento metri di altitudine, la morfologia del territorio non permette coltivazioni agricole intensive: proprio per questo il “nomadismo” è la pratica attraverso cui Giuseppe produce il miele di montagna, spostandosi ai piedi della Majella e nei comuni limitrofi della provincia di Chieti. Vivendo in un paese di pastori, Giuseppe si definisce un “pastore di api”.

L’attività ha inizio con sole dieci arnie; oggi GLAM Apicoltura etichetta mieli millefiori, millefiori di montagna, sulla, lupinella, acacia, melata, tiglio, e prugnolo selvatico, secondo la stagione e la generosità della natura. Nel suo piccolo ma attrezzato laboratorio si procede all’estrazione manuale del miele, come una volta, per ottenere un prodotto che ha già ricevuto diversi premi: «Forse per la semplicità di come lo produco», afferma umilmente Giuseppe.
La ricca flora spontanea, tutelata dal Parco Nazionale della Majella, permette di avere dei mieli particolari. «Il miele più ricercato – spiega Giuseppe – è proprio il millefiori e il millefiori di montagna, per il sapore delicato e particolare, mentre il miele di acacia è molto apprezzato per la tipica caratteristica di rimanere liquido».
È con il millefiori che nel 2016 GLAM Apicoltura ha rappresentato la regione Abruzzo al Salone del Gusto a Torino. Nel 2017 ha vinto due gocce d’oro per la lupinella e due gocce d’oro per il millefiori al concorso “Tre Gocce d’Oro” di Castel San Pietro (BO). Nel 2018 ha ricevuto premi per tre diversi mieli, di cui uno per “Miele dei Parchi – sezione mieli di montagna”.

Giuseppe ci racconta della produzione di miele di prugnolo selvatico e di lupinella. «Il primo è il più pregiato e difficile da produrre. È  definito un miele raro –  ci spiega –  per il suo particolare sapore in cui si sente la primavera. Il miele di lupinella lo produco da qualche anno, grazie ad alcune aziende agricole che hanno riscoperto questa leguminosa per il foraggio. Produco anche miele in favo, torchiato e scolato; poi propoli, polline fresco, pappa reale a seconda della stagione. Un buon miele si riconosce dall’aspetto visivo e a livello organolettico; a basse temperature tutti i mieli, ad eccezione dell’acacia e della melata, solidificano in granuli di dimensioni e compattezza diversi a seconda delle varietà botaniche. Il miele non deve essere scaldato o pastorizzato affinché resti liquido: scaldato perde tutte le sue proprietà. Tutti i mieli, se assunti con costanza, sono rimedi naturali riconosciuti».

Il territorio impervio, la carente viabilità e i pericoli derivanti dalla aggressiva fauna selvatica non scoraggiano Giuseppe dal prediligere la vendita diretta con il consumatore piuttosto che i canali di tramite. «Partecipo a diversi mercatini e mostre – racconta – mi piace spiegare le modalità di produzione e far conoscere i posti incontaminati da cui provengono i miei mieli. Mi piacerebbe che il commercio estero rispecchiasse la semplicità della vendita diretta».
Per il futuro Giuseppe si augura che vengano usati sempre meno pesticidi e sostanze chimiche: «È necessario valorizzare le risorse naturali e sviluppare un turismo consapevole. Ai miei figli e ai clienti dico che è preferibile mangiare una mela con qualche difetto o con qualche ospite piuttosto che “mangiare con gli occhi”».
«Colgo l’occasione – conclude – per invitare tutti i lettori a Colledimacine per conoscere le api e il punto vendita».
Il “pastore di api” vi aspetta!

di Roberta Odoardi ed Elena Trombetta

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